FraMorleo’s Blog

New Technology Oriented Weblog

Online Juice 2, la superguida ai prodotti Apple.

juice2 Vi segnalo l’uscita di Juice 2, seconda edizione del catalogo (gratis) online con oltre 100 pagine in PDF dedicato a chi si appresta ad acquistare un Mac o un qualsiasi altro prodotto Apple nei prossimi mesi. Oltre a dettagliati datasheet dei prodotti della Mela è presente anche una selezione di accessori in linea con il mondo Apple, dalle tavolette grafiche agli hard disk esterni, passando anche da applicazioni per iPhone e iPod Touch. La guida, che pesa 10 Mb, è stata realizzata da Macitynet per APstore. In ogni caso è ancora disponibile la prima edizione, scaricabile a questo indirizzo. Buona visione.

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La strada piú lenta.

Di ieri la notizia che gli 800 milioni di euro stanziati per la banda larga in Italia sono stati “congelati” fino alla fine della crisi. Il piano del governo consiste(va) nel garantire al 96% della popolazione una connessione a 20 Megabit entro il 2012. Tanto per dire, in altri paesi europei, come Spagna e Germania, si lavora per velocità di 50-100 Megabit. Eh, ma noi siamo in crisi. Ma poi, in effetti, è logico bloccare fondi per queste cose e non, ad esempio, togliere spese inutili come le auto blu ai politici. Sennò poi come fanno ad andare a lavoro (!), a fare la spesa o peggio (per informazioni più dettagliate chiedere al buon Marrazzo). Ma già, è vero, come ho fatto a non pensarci prima. In fondo, siamo in Italia.

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La strada più lunga.

Navigando quà e là mi sono imbattuto nel blog di guiodic che segnala questo video, una sorta di gara tra sistemi operativi per vedere qual’è quello che impiega meno tempo per essere… operativo! Purtroppo per Microsoft il nuovo nato è il più lento di tutti, come potete vedere… E nella gara non c’è Snow Leopard (il mio “vecchio” Macbook bianco impiega 34 secondi per accendersi). A voi i commenti…

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Il progresso che ancora non c’è.

poste italiane Già a luglio avevo pubblicato un post con una breve riflessione sul “progresso” in Italia. Purtroppo, come prevedibile, non è cambiato niente. Non starò qui ad annoiarvi con le mie storie personali, in sostanza mi è successo questo: ad ottobre 2008 decido di lasciare il conto alle poste dopo otto anni e ne apro uno in una banca “tradizionale”, che mi garantisce che avrebbero provveduto loro a chiudere il vecchio conto, previa firma di una mia liberatoria. Fino ad agosto di quest’anno tutto bene, senonchè mi arriva una telefonata dal servizio clienti Bancoposta che mi avvisa che da loro sono in rosso (!). Quando faccio presente che il mio conto, di fatto, non esiste più da quasi una anno, mi sorprendono dicendo che non è mai stato chiuso (“…non ci è mai arrivata la richiesta dalla sua banca...”. “E menomale che siete le Poste”, penso. Viva le e-mail e le firme digitali…). Comunque, devo recarmi di persona all’ufficio postale dove otto anni fa avevo aperto il conto e chiuderlo (pagando circa 70 euro oltre allo scoperto, che per fortuna coprirà la mia banca). Inutile parlarvi della maleducazione dell’impiegata, che evidentemente pensava già alla pausa pranzo, vista la voglia di lavorare. Dulcis in fundo, mi dicono che per chiudere il conto devo restituire carta Postamat, carta di credito e libretto degli assegni residui. Anzi, avrei dovuto, visto che al telefono (tre telefonate in due settimane, per la cronaca) nessuno mi ha detto niente. Risposta: “Eh, ma è lei che lo deve sapere…”. Incredibile. Comunque, con uno sforzo immane, decidono di venirmi incontro. Per il libretto degli assegni posso sottoscrivere una dichiarazione di smarrimento lì per lì. Però per le carte non si può fare, devo riportargliele o fare denuncia ai carabinieri… Faccio presente che è passato un anno e che le carte le ho a casa e chiedo se non bastasse telefonare per bloccarle… C’è bisogno che vi dica la risposta? Morale: siamo nel 2009, in una città come Milano, e alle Poste non sanno neanche cos’è una e-mail, una firma elettronica (figurarsi) e neanche il pagamento con bancomat, visto che i soldi per chiudere il conto li accettano solo in contanti. Inoltre, se vuoi accedere al conto via internet, devi registrarti… per poi farti arrivare a casa un telegramma con il PIN che va presentato (anche lui di persona) all’ufficio postale, dove provvederanno a darti un altro PIN definitivo. Viva l’Italia.

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Conoscere il prezzo ma non il valore.

apple_iphone_package45 Premetto di essere un affezionato lettore di Wired, bibbia delle riviste tecnologiche universalmente riconosciuta. Purtroppo mi è capitato di imbattermi in un articolo di tal Claudio Gervasoni datato 26 giugno 2009 che non mi è tanto piaciuto. Nel suddetto articolo c’è un’analisi, del tutto personale, dell’allora nuovissimo iPhone 3Gs. Potete andare a leggervelo seguendo il link, io ve lo riassumo in breve. In pratica si parla del dispositivo di casa Apple come di qualcosa che ha un “approccio difficile”, promette editing video ma alla fine “si può solo tagliare un video alla lunghezza desiderata con il fine ultimo di riversarlo in rete”, per scaricare qualsiasi applicazione dall’App store , dopo aver speso 599 euro per il “gadget”, c’è bisogno di un account iTunes e ha la fotocamera da 3 Megapixel che “non è di certo al top della gamma”. Ora, non è che mi dia fastidio che si parli male di Apple (siamo utenti, non azionisti), piuttosto mi da fastidio che chi scrive pare non abbia ben chiaro quello di cui sta parlando. Più che un’attenta e approfondita analisi sul prodotto sembra più un tentativo di screditarlo, senza conoscere a fondo le caratteristiche del prodotto stesso e i motivi per cui viene acquistato. Innanzitutto l’”approccio difficile” a cui si fa riferimento ha, tra le motivazioni, il fatto che “per inserire e togliere la SIM ci vuole la  speciale graffetta che estrae lo slot. E la devi trovare.” Per la cronaca, è in ogni confezione di ogni iPhone. Inoltre si adduce al fatto che “lo slot della discordia è quasi un corpo estraneo rispetto all’apparecchio. Lo sfili, ci metti la SIM, lo re-infili. Una soluzione poco elegante”. Perchè, per il telefono che hai tu basta lasciare la SIM sul tavolo e lui se la prende da solo? Ma andiamo avanti. La fotocamera è solo da 3 Megapixel. Tanto per essere chiari, se voglio una foto fatta bene uso una reflex, non di certo un telefono. Editing video di basso profilo. Ripeto: è un telefono (che poi solo telefono non è). Comunque, dulcis in fundo, scrive che “una volta settato, l’iPhone 3Gs è davvero più veloce: nel caricamento delle pagine web, nel passaggio tra le applicazioni, nello sfogliare foto e cover di playlist…”. Però poi chiede: “e se volessimo solo un telefono senza sposarci con la mela morsicata?”. Beh, comprati un Motorola.

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Il ritorno della carta carbone.

flandersmicrosoftstore Partiamo dal presupposto che il sottoscritto cerca in tutti i modi di essere imparziale nei giudizi su Apple e Microsoft, nonostante  sia piuttosto incline verso la prima azienda (come sa bene chi segue il blog da tempo). Solo che certe volte non è che sia difficile dare opinioni bilanciate. E’ proprio impossibile. La seconda azienda citata (comincia per M e finisce per T) pare faccia di tutto per farsi odiare, e non solo dai seguaci della Mela Morsicata. Dopo aver copiato qualsiasi cosa, compresi gli Apple Store, hanno pensato bene di copiare anche il dock di Tiger, Leopard e Snow Leopard. Cosa che viene dopo la copiatura pari pari di spotlight e di tante altre cose che non sto neanche qui a citare. Se ne avete la possibilità fateci caso: accendendo un pc con su Windows 7 sembra di guardare una versione modificata di una scrivania Mac. Solo che Exposè si chiama Aero (e per funzionare necessita di una scheda video compatibile) e il dock si chiama Taskbar. Mi chiedo, ma come è possibile che un’azienda di questa caratura non riesca a tirar fuori un’idea buona che sia una? Anzi, buona forse non è la parola più adatta, piuttosto dovrei usare sua. Sarei proprio curioso di vedere poi questi Microsoft Store… non riescono a capire neanche che è praticamente impossibile copiare anche qualcosa che non è solo un semplice negozio ma un luogo con un’atmosfera tutta sua. Cito testualmente Josh Holat del sito AppleTell.com: “Gli Apple Store offrono un’esperienza come nessun altro negozio. Sono pieni di vita, insegnamenti e, ovviamente, prodotti fantastici. Se proprio me lo domandate, gli Apple store non solo solo negozi. Con la Genius bar, lezioni individuali e sessioni giornaliere di aiuti (a chi ne ha bisogno, ndr), sono pieni di attività che vanno oltre il semplice comprare. Non ti fanno pressioni per farti comprare un loro prodotto, ti fanno VOLERE comprare un loro prodotto. Fanno emozionare le persone come voi e me ogni volta che se ne visita uno e ci forniscono il motivo per tornarci. Proprio non riesco a vedere un Microsoft store che fa queste cose. Non so perchè, mi danno la sensazione di qualcosa di scialbo”. Forse stavamo meglio ai tempi della carta carbone. Almeno le copie venivano bene.

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Ribassati i prezzi dei “vecchi” Mac.

E’ sicuramente il periodo giusto per chi vuole cambiare computer e scegliere un Mac, o rinnovare il “parco macchine”. Come era prevedibile, dopo la presentazione di ieri dei nuovi prodotti, Apple ha ribassato i prezzi dei suoi computer ormai fuori catalogo. Ecco la lista completa:
- iMac 20″ MB417 da 1.099 € a 899 €;
- iMac 24″ MB418 da 1.399 € a 1.149 €;
- iMac 24″ MB419 da 1.699 € a 1.349 €;
- iMac 24″ MB420 da 2.099 € a 1.449 €;
- Mac Mini MB463 da 599 € a 469 €;
- Mac Mini MB464 da 799 € a 549 €;
- Macbook White MC240 da 949 € a 829 €.

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