FraMorleo’s Blog

New Technology Oriented Weblog

Rivoluzioni e rivoluzionari.

Innanzitutto chiedo scusa per i pochi aggiornamenti del blog in quest’ultimo mese. Il tempo è quello che è, tra una cosa e l’altra non sono riuscito neanche a postare un articolo che fosse uno. Ad ogni modo, volevo dire la mia in merito ad un argomento che sta tenendo banco tra i vari siti/blog/forum informatici e non in questi ultimi giorni: “l’avvento” dell’iPad. Ovviamente (come sapranno quelli che mi seguono) non voglio stare a scrivere le solite cose dette e ridette su quanto è bello l’iPad, o sui difetti che ha, eccetera. Di queste considerazioni la rete è piena. Piuttosto mi ha fatto riflettere un articolo dell’ottimo Riccardo Mori, che vi invito a leggere e del quale mi permetto di pubblicare uno spezzone:

“Molti si irritano nel vedere come le campagne pubblicitarie di iPad e Apple stessa insistano nel definirlo un prodotto ‘rivoluzionario’. Spesso siamo colti da una sorta di miopia tecnica e pensiamo che un dispositivo, per essere rivoluzionario davvero, debba possedere chissà quale fantascientifica tecnologia. Rivoluzionare significa cambiare le carte in tavola, ed è quello che iPad sta facendo nell’ambito dell’informatica personale. La prova l’abbiamo davanti agli occhi: non solo basta provare iPad, direi che basta vedere altre persone provarlo per rendersi conto.”

Ora, io lavoro in un negozio di elettronica di consumo, dove l’iPad è arrivato e ha, ovviamente, provocato non poche chiacchierate e discussioni. A parte l’assembramento di clienti, che specie per il primo giorno ha formato un quasi costante capannello intorno all’oggetto dei desideri come fosse un presepio, anche tra noi le riflessioni sono state diverse. Chi lo critica, chi lo osanna, chi è più morigerato. Io faccio parte di quelli che aspettano. Aspetto un pò di tempo per giudicare, in modo che vengano fuori più applicazioni create apposta per la “tavoletta magica”, perchè credo sia impossibile giudicare ora che la stragrande maggioranza di esse sono solo adattamenti delle versioni per iPhone e iPod Touch. E’ logico che l’oggetto mi piace, è qualcosa di nuovo ed effettivamente risponde benissimo ai comandi delle dita (anche se c’è chi ha chiesto: “Ma il pennino non ce l’ha?“), scattante e senza nessuna esitazione. Leggero, sembra fare quello per cui è stato progettato. Ma non mi va di fare quello che deve per forza trovare qualcosa da dire, in bene o in male, cercando a tutti i costi di scoprire qualcosa che ancora nessuno ha scoperto e fare lo scoop del secolo senza riflettere (vedi la storia di iPhone 4G e Gizmodo, ad esempio). Non mi va di fare lo pseudo-rivoluzionario. Aspetto la rivoluzione.

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Considerazioni italo-americane.

Ho avuto l’occasione di poter provare l’iPad in quel di New York (nell’Apple Store sulla 5th Avenue, punto d’incontro di Apple user a livello mondiale). Non starò qui a dilungarmi su quanto l’abbia trovato veloce e sensibile al tocco, anche perchè la velocità maggiore l’ho notata in Safari (che caricava le pagine praticamente all’istante), quindi la cosa potrebbe essere stata influenzata dalla velocità della rete wireless del negozio. Come oggetto l’ho trovato perfetto per l’uso per il quale è stato concepito, internet e fruizione di contenuti multimediali. Chi si dice deluso dal prodotto probabilmente non ha considerato il fatto che Apple non ha mai parlato di tablet nel senso di “computer estremamente portatile con cui fare tutto”, bensì di “dispositivo estremamente portatile che rende intuitiva al massimo la gestione di web, e-mail, foto e video”. Ad ogni modo, al di là di iPad, iPod, iPhone eccetera, lo store mi ha colpito per una cosa in particolare. Ero in fila alla cassa per acquistare un dock per l’iPhone 3G e l’attesa si preannunciava molto lunga (c’erano veramente tante persone davanti a me, la coda mi avrebbe scoraggiato in qualsiasi altro negozio tanto da farmi desistere dall’acquisto). Ad un certo punto, dopo due o tre minuti passati in fila, arriva un addetto Apple e mi chiede se avessi solo quello da comprare. Alla mia risposta affermativa mi fa cenno di seguirlo fuori dalla coda e intanto tira fuori un iPhone con un dispositivo POS collegato. Mi chiede la carta di credito e il mio indirizzo e-mail. Mi fa mettere una firma con un pennino sullo schermo dell’iPhone e un istante dopo mi comunica che l’acquisto è stato effettuato e che mi era già arrivata la ricevuta nella mia casella di posta elettronica. Niente carta per lo scontrino, niente fila interminabile, niente perdita di tempo in vacanza e consapevolezza della nostalgia che mi sarebbe venuta in Italia ripensando al fatto durante la spesa al supermercato e la cassiera che mi dice “Scusi, devo ripassare la carta. Sa, non va la linea… per caso ha contanti?”…

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L’inflazione galoppa…

Questo grafico è preso dal sito Vouchercodes.co.uk e mostra quanto costerebbero i vecchi prodotti Apple in base all’inflazione, al momento della loro uscita. Interessante…

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Il primo spot dell’iPad.

Per il 3 aprile già mi aspetto foto postate sui blog e sui quotidiani con le file davanti agli Apple store americani… magari a quel punto qualcuno ammetterà che ancora una volta Apple ha fatto centro. E’ utile, non serve a niente, è perfetto, che delusione…Come si dice, bene o male, l’importante è che se ne parli…

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Up in the air.

Scrivo questo post dall’aereo Alitalia che mi sta portando da Milano a Brindisi. Ovviamente lo pubblicherò una volta atterrato, siamo ancora lontani dalla fantascienza del collegamento internet in volo. Solo che siamo lontani anche da quello a terra, perlomeno a Milano Linate. Purtroppo un articolo su questo argomento l’avevo già scritto l’anno scorso, lamentandomi del fatto che il wireless in aeroporto, tanto promesso ed esaltato, di fatto non esiste. O meglio, esiste ma non funziona. Viene si rilevato, ma al momento di usarlo dà “errore di connessione”… Nell’era del web, dove tutto ruota intorno alla rete, non è una cosa accettabile. Certo, qualcuno contento di questo c’è: i provider di telefonia cellulare, che vedono aumentare i loro introiti per le connessioni da telefonino via UMTS, 3G ed Edge…

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Ricordi in analogico (parte 2).

In palestra sento una canzone che mi piace. Poi, col passare dei giorni, ne sento altre, sempre con la stessa voce. Mi informo: “Ma chi è che canta?” “Sono i Cranberries, un gruppo irlandese…”. Iniziano a piacermi. I giorni passano e, ogni volta che accendo la radio, c’è la speranza di sentirli ancora. Ma non è così facile, ci vuole anche fortuna a trovarsi sulla stazione giusta al momento giusto. Nel giro di un mesetto comunque decido di andarmi a comprare il CD, li ho sentiti un numero di volte sufficiente per convincermi a spendere dei soldi e sperare che mi piacciano anche le altre canzoni del disco. Così un bel giorno d’inverno in cui non piove, mi faccio i miei bei due chilometri per andare al negozio di dischi e spendere la mia paghetta. Tutto contento arrivo dal commesso. “Buongiorno, ce l’avete ‘To the faithful departed‘ dei Cranberries?” “Credo di si, un attimo che vado a controllare”. Passa un minuto ed ecco il disco confezionato in una bella plastica gialla. Mi rifaccio (a piedi) i due chilometri per tornare a casa e finalmente, dopo una mezz’oretta a scarpinare, apro la porta della mia cameretta e metto su il sudato CD! E’ il 1996. E questa è solo una delle tante volte che questa storia si è ripetuta. Dall’ascolto di una canzone al giorno in cui la potevi sentire quando volevi ne passava di tempo. Spendere tutti quei soldi per un album che magari conteneva solo uno o due pezzi che ci sarebbero piaciuti era un rischio che potevamo correre solo quando sapevamo che ne sarebbe valsa la pena. Ora le cose sono profondamente cambiate, ascolti una canzone, col telefonino sai subito il titolo e l’autore, clicchi su un tasto e la scarichi. Vuoi sentire tutte le canzoni dell’album? Non c’è problema, iTunes Store e via. Ti piace una sola canzone? Download solo di quella. Le classifiche musicali non si fanno più soltanto in base ai dischi venduti nei negozi (anzi), ma in base al numero di download. Bella vita. In due minuti l’hai sentita, trovata, pagata e scaricata, ed ora è tua. La passi sull’iPod, la masterizzi, la mandi in streaming wi-fi per tutta la casa. L’era del digitale, del tutto più facile e veloce possibile. Ma i dischi comprati come anni fa, consumando scarpe, soldi e tempo, avevano un’altro sapore. Te li guadagnavi, non bastava inserire password e account per iniziare il download. E lo ascoltavi tutto il disco (con quello che lo pagavi), ogni canzone che sentivi per la prima volta e ti piaceva era una piccola soddisfazione e un grande sollievo (menomale, c’ho speso trentacinquemila lire!). E forse, i bei tempi erano quelli.

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You say you want a revolution.

Beh, finalmente è arrivato. Dopo voci, rumours, speculazioni, false foto e chi più ne ha più ne metta, è arrivato l’iPad. Non iSlate, non iTablet. Come ha detto qualcuno, “L’ultima volta che si è parlato tanto di una tavoletta era di pietra e c’erano sopra dei comandamenti“. Io per ora mi limito a citare i Beatles nel titolo del post e mi trattengo dal dare giudizi, è troppo presto e non andrebbero oltre delle semplici opinioni derivanti soltanto da un’osservazione “da lontano”, quindi poco precise. Probabilmente vi saprò dire di più se durante il mio prossimo viaggio a New York ad aprile sarò così fortunato da toccarlo con mano in uno degli store della Grande Mela. Per adesso lascio parlare chi ne sa più di me (e di qualsiasi altra persona al mondo), a partire da Johnatan Ive. Buona visione.

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