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Il progresso che ancora non c’è.

poste italiane Già a luglio avevo pubblicato un post con una breve riflessione sul “progresso” in Italia. Purtroppo, come prevedibile, non è cambiato niente. Non starò qui ad annoiarvi con le mie storie personali, in sostanza mi è successo questo: ad ottobre 2008 decido di lasciare il conto alle poste dopo otto anni e ne apro uno in una banca “tradizionale”, che mi garantisce che avrebbero provveduto loro a chiudere il vecchio conto, previa firma di una mia liberatoria. Fino ad agosto di quest’anno tutto bene, senonchè mi arriva una telefonata dal servizio clienti Bancoposta che mi avvisa che da loro sono in rosso (!). Quando faccio presente che il mio conto, di fatto, non esiste più da quasi una anno, mi sorprendono dicendo che non è mai stato chiuso (“…non ci è mai arrivata la richiesta dalla sua banca...”. “E menomale che siete le Poste”, penso. Viva le e-mail e le firme digitali…). Comunque, devo recarmi di persona all’ufficio postale dove otto anni fa avevo aperto il conto e chiuderlo (pagando circa 70 euro oltre allo scoperto, che per fortuna coprirà la mia banca). Inutile parlarvi della maleducazione dell’impiegata, che evidentemente pensava già alla pausa pranzo, vista la voglia di lavorare. Dulcis in fundo, mi dicono che per chiudere il conto devo restituire carta Postamat, carta di credito e libretto degli assegni residui. Anzi, avrei dovuto, visto che al telefono (tre telefonate in due settimane, per la cronaca) nessuno mi ha detto niente. Risposta: “Eh, ma è lei che lo deve sapere…”. Incredibile. Comunque, con uno sforzo immane, decidono di venirmi incontro. Per il libretto degli assegni posso sottoscrivere una dichiarazione di smarrimento lì per lì. Però per le carte non si può fare, devo riportargliele o fare denuncia ai carabinieri… Faccio presente che è passato un anno e che le carte le ho a casa e chiedo se non bastasse telefonare per bloccarle… C’è bisogno che vi dica la risposta? Morale: siamo nel 2009, in una città come Milano, e alle Poste non sanno neanche cos’è una e-mail, una firma elettronica (figurarsi) e neanche il pagamento con bancomat, visto che i soldi per chiudere il conto li accettano solo in contanti. Inoltre, se vuoi accedere al conto via internet, devi registrarti… per poi farti arrivare a casa un telegramma con il PIN che va presentato (anche lui di persona) all’ufficio postale, dove provvederanno a darti un altro PIN definitivo. Viva l’Italia.

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