Anche qui da noi stanno cominciando, piano piano, a prendere piede gli e-book reader, piccoli dispositivi elettronici che permettono l’archiviazione e la lettura di libri in formato digitale. Comodissimi, visto che in un oggetto spesso pochi millimetri e del peso di circa 150 grammi è possibile archiviare senza problemi una piccola biblioteca con centinaia di volumi. I prezzi, per la cronaca, non sono ancora popolari, dato che un modello base costa almeno intorno ai 200 euro ma, come è ovvio che sia, con l’aumento della loro diffusione diminuirà anche il loro costo. Il problema però non è tanto il prezzo (importante anche lui), quanto il fatto che, come osservato da diversi clienti del negozio dove lavoro, chi ama leggere preferisce sfogliare, sentire il fruscìo delle pagine, l’odore di un libro nuovo appena aperto e la consistenza delle pagine al tatto. Tanto per spostarsi un pò su di un altro binario, chiacchieravo con un amico fotografo sulla questione del digitale in fotografia. Ora lui sta attraversando la sua “fase analogica”, con conseguente abbandono di schede di memoria a favore di rullini e sviluppo in bianco e nero in camera oscura domestica (ricordo anch’io con nostalgia parte della mia infanzia passata con mio padre nella sua piccola camera oscura di casa, dove incantato dalla minuziosa cura nella procedura di sviluppo, finivo per amare quel meraviglioso modo di “far da sè”, in un tempo dove l’unica alternativa era portare il rullino dal fotografo. Altro che megapixel e Photoshop). E anche se i binari sono diversi e paralleli, la morale della favola è la stessa. Migliaia di libri e di foto in pochi grammi, la tecnologia aiuta eccome. Studenti che abbandonano pesanti zaini per una cosa grande quanto una calcolatrice e fotografi, professionisti o amatoriali, con migliaia di scatti perfetti o comunque molto più malleabili di una volta, in un quadratino di 2 centimetri di lunghezza. Ma la ruvidezza di una pagina, la bellezza di una copertina, o l’odore degli acidi e quella lampadina rossa tra pinze e vaschette, accompagnano ricordi. Impossibili da masterizzare…
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Premetto di essere un affezionato lettore di Wired, bibbia delle riviste tecnologiche universalmente riconosciuta. Purtroppo mi è capitato di imbattermi in un articolo di tal Claudio Gervasoni datato 26 giugno 2009 che non mi è tanto piaciuto. Nel suddetto articolo c’è un’analisi, del tutto personale, dell’allora nuovissimo iPhone 3Gs. Potete andare a leggervelo seguendo il link, io ve lo riassumo in breve. In pratica si parla del dispositivo di casa Apple come di qualcosa che ha un “approccio difficile”, promette editing video ma alla fine “si può solo tagliare un video alla lunghezza desiderata con il fine ultimo di riversarlo in rete”, per scaricare qualsiasi applicazione dall’App store , dopo aver speso 599 euro per il “gadget”, c’è bisogno di un account iTunes e ha la fotocamera da 3 Megapixel che “non è di certo al top della gamma”. Ora, non è che mi dia fastidio che si parli male di Apple (siamo utenti, non azionisti), piuttosto mi da fastidio che chi scrive pare non abbia ben chiaro quello di cui sta parlando. Più che un’attenta e approfondita analisi sul prodotto sembra più un tentativo di screditarlo, senza conoscere a fondo le caratteristiche del prodotto stesso e i motivi per cui viene acquistato. Innanzitutto l’”approccio difficile” a cui si fa riferimento ha, tra le motivazioni, il fatto che “per inserire e togliere la SIM ci vuole la speciale graffetta che estrae lo slot. E la devi trovare.” Per la cronaca, è in ogni confezione di ogni iPhone. Inoltre si adduce al fatto che “lo slot della discordia è quasi un corpo estraneo rispetto all’apparecchio. Lo sfili, ci metti la SIM, lo re-infili. Una soluzione poco elegante”. Perchè, per il telefono che hai tu basta lasciare la SIM sul tavolo e lui se la prende da solo? Ma andiamo avanti. La fotocamera è solo da 3 Megapixel. Tanto per essere chiari, se voglio una foto fatta bene uso una reflex, non di certo un telefono. Editing video di basso profilo. Ripeto: è un telefono (che poi solo telefono non è). Comunque, dulcis in fundo, scrive che “una volta settato, l’iPhone 3Gs è davvero più veloce: nel caricamento delle pagine web, nel passaggio tra le applicazioni, nello sfogliare foto e cover di playlist…”. Però poi chiede: “e se volessimo solo un telefono senza sposarci con la mela morsicata?”. Beh, comprati un Motorola.
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Arriva l’estate, periodo di mare, sole, riposo… e di foto, video e netbook. E, come al solito, uno dei problemi(ni) della stagione è la durata delle batterie dei nostri amati gadget e computer portatili. Mica si vuole rimanere sulla spiaggia con la macchina fotografica inutilizzabile perchè sono finite le pile, no? Ecco quindi alcuni accorgimenti che possono regalarci ore di autonomia. Per prima cosa, quello che moltissimi sbagliano, è caricare troppo le batterie. Esiste il luogo comune che “più le tengo sotto carica e meglio è”. Errore madornale, visto che, al contrario, la cosa può essere addirittura dannosa per gli accumulatori. Quando l’icona indica la ricarica completa, stacchiamo la spina. Secondo, il flash. Consuma veramente tantissimo, perciò usiamolo solo quando serve o, possibilmente, prendiamone uno esterno. Terzo consiglio, usare le flash memory più veloci, consumano molto meno. Un altro consiglio che può riguardare lettori MP3, netbook, notebook e fotocamere è la gestione della luminosità dei vari schermi e display LCD. Abbassiamo il più possibile la luminosità ed evitiamo di usare il touchscreen per compiere tutte le operazioni, se non necessario. Una foto è venuta male? Lasciatela lì e cancellatela a casa. (A proposito, la macchina fotografica nella foto esiste davvero, è una Seitz da 160 milioni di pixel che fa scatti da un minimo di 300 Mb in formato RAW ad un massimo di 1 Gb in formato TIFF non compresso. Prezzo: 26.900 euro).
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