FraMorleo’s Blog

New Technology Oriented Weblog

Sindrome cinese.

Ho appreso da poche ore la notizia che il ministro Maroni ha intenzione di proporre nuove norme su internet. Ovviamente questa sua idea viene dal fatto della settimana (leggi: statuetta del Duomo tirata in faccia al presidente del consiglio durante un corteo). Per motivi che ancora non riesco a comprendere il ministro vede un filo logico tra uno squilibrato che agisce da solo e che soffre di problemi mentali e la rete, indicata  come istigatrice alla violenza. Ha pensato bene quindi di rendere più difficoltosa la navigazione verso quei siti che istigano alla violenza o fanno apologia di reato (giusto) con tutta una serie di filtri automatici (sbagliato) non meglio precisati, ma che hanno tutta l’aria di assomigliare a quelli usati dalle aziende di cui avevo già parlato. Il problema di questi filtri è che rilevano determinate parole e, in caso, bloccano l’accesso all’intero sito, senza ovviamente tenere conto del contesto in cui sono state usate. Per intenderci, basterebbe una sola di queste parole (decise dal governo) su Facebook per provocare il blocco totale del network. Va da sè che un provvedimento del genere, se messo in atto, rischierebbe di farci assomigliare a Paesi come la Cina, ad esempio, dove internet è costantemente monitorata e la libertà di espressione è ormai un lontano ricordo. Tutto per proteggere poche persone (ri-giusto), senza tenere conto dell’esempio degli Stati Uniti (ri-sbagliato), dove il presidente Obama viene costantemente minacciato su migliaia di siti web e dove comunque non è mai successo niente. Non posso che essere d’accordo con Dario Franceschini che in un messaggio su Twitter (ecco cosa significa non aver paura della rete) dice: “Giù le mani dal web. Vanno perseguiti i reati, non limitata la libertà”. E io continuerò a scrivere di tecnologia. Almeno finche i filtri del Grande Fratello di destra non rileveranno questo post.

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I dieci eventi internet più importanti del decennio.

L’Accademia Internazionale di Scienze e Arti digitali di New York ha assegnato i Webby Awards 2009, premi per i dieci eventi che più hanno cambiato la vita digitale nell’ultimo decennio. La lista completa è visualizzabile sul sito ufficiale, tuttavia tra i vincitori ovvi ci sono Facebook (nato come sito di connessione tra studenti di college e poi ampliato a livello mondiale), la chiusura di Napster (che di fatto ha sancito una rivoluzione in fatto di file sharing e musica digitale), Wikipedia (notissima enciclopedia libera e aggiornabile da tutti) e Google AdWords (che permette agli inserzionisti di individuare clienti mirati verso i prodotti da pubblicizzare). Come è logico, comunque, in una lista di soli dieci posti per forza di cose bisogna omettere qualcuno. Io ci avrei buttato dentro l’iPod, ad esempio, anche se poi leggo che all’ottavo posto è presente l’iPhone (che in effetti, include anche la funzione iPod), e l’uso a livello mondiale del blog come forma di comunicazione fruibile da tutti (anche se si imputa la nascita dei diari on line all’anno 1997, il “verbo” to blog -bloggare- è nato nel 1999). Sono, probabilmente, liste che lasciano il tempo che trovano. In ogni caso questo tipo di premi servirà (spero) per migliorare quello che c’è stato e tirar fuori dal cilindro quello che ancora non c’è, magari segnando altri cambiamenti epocali. Spero di aver ragione ad aspettarmi nuove meraviglie. Ma magari ne riparliamo nel 2019…

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Insicurezze informatiche.

jailbreak Era solo questione di tempo. Dopo due anni dall’uscita del melafonino (si, sono passati solo due anni!), ecco apparire Ikee, il primo worm per iPhone. Tranquillizziamo subito tutti: è assolutamente innocuo (non fa altro che sostituire lo sfondo del dispositivo con una foto del cantante Rick Astley) e funziona solo sugli iPhone Jailbreaked. Ma l’argomento principale di questo post non è il discorso virus, bensì la sicurezza. Vengono “prodotti” circa duecentomila virus al giorno, con grande soddisfazione delle aziende che si occupano di internet security, e il livello di protezione dei pc ha raggiunto picchi di affidabilità tali che ormai molti virus informatici devono “chiedere” al malcapitato utente di essere installati, altrimenti sarebbe impossibile infrangere le barriere dei vari Norton, McAfee, Kaspersky e compagnia bella. E’ ovvio che questo non vale per la totalità dei codici malware in circolo sulla rete, ma il punto è: perchè complicarci la vita? Mi spiego meglio. A parte il fatto di ostinarsi ad usare Windows (e qui cito nuovamente in questo blog l’ottimo Lucio Bragagnolo di Ping! che dice: “La sicurezza non è più questione di sistemi, di software, di meccanismi. E’ questione di cervello, di intelligenza, di attenzione e di ricchezza. Non quella dei soldi. Quella del pensiero. I comportamenti ‘cheap’, da straccioni, non hanno a che vedere con il risparmio di denaro, ma con il vuoto mentale. E mettono a rischio più di ogni firewall malconfigurato. Fermo restando che, parlando di sicurezza, chiunque scelga consapevolmente di avviare Windows ha per lo meno idee confuse. Tra un tuffo in acque pulite e uno in acque inquinate io sceglierei il primo, anche se certamente potrei buttarmi in acqua sporca cosparso lungo tutto il corpo di sostanze protettive.”). Perchè si sente la necessità di sbloccare un iPhone? Certo, si potrebbe rispondere tranquillamente che è un dispositivo che offre poco spazio alla personalizzazione e molte delle applicazioni risentono dei limiti imposti da Apple. Ma oltre al discorso che di applicazioni ce ne sono più di centomila, ergo per tutti i gusti, io mi compro una cosa perchè mi va bene così com’è, non per come (forse) sarà dopo che ci avrò smanettato su. Se non mi piace non la compro. Stop. Almeno poi non potrò lamentarmi se, per avere le icone come piacciono a me, mi becco un virus. Che ci posso fare, mi piace l’acqua pulita.

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La strada piú lenta.

Di ieri la notizia che gli 800 milioni di euro stanziati per la banda larga in Italia sono stati “congelati” fino alla fine della crisi. Il piano del governo consiste(va) nel garantire al 96% della popolazione una connessione a 20 Megabit entro il 2012. Tanto per dire, in altri paesi europei, come Spagna e Germania, si lavora per velocità di 50-100 Megabit. Eh, ma noi siamo in crisi. Ma poi, in effetti, è logico bloccare fondi per queste cose e non, ad esempio, togliere spese inutili come le auto blu ai politici. Sennò poi come fanno ad andare a lavoro (!), a fare la spesa o peggio (per informazioni più dettagliate chiedere al buon Marrazzo). Ma già, è vero, come ho fatto a non pensarci prima. In fondo, siamo in Italia.

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Il progresso che ancora non c’è.

poste italiane Già a luglio avevo pubblicato un post con una breve riflessione sul “progresso” in Italia. Purtroppo, come prevedibile, non è cambiato niente. Non starò qui ad annoiarvi con le mie storie personali, in sostanza mi è successo questo: ad ottobre 2008 decido di lasciare il conto alle poste dopo otto anni e ne apro uno in una banca “tradizionale”, che mi garantisce che avrebbero provveduto loro a chiudere il vecchio conto, previa firma di una mia liberatoria. Fino ad agosto di quest’anno tutto bene, senonchè mi arriva una telefonata dal servizio clienti Bancoposta che mi avvisa che da loro sono in rosso (!). Quando faccio presente che il mio conto, di fatto, non esiste più da quasi una anno, mi sorprendono dicendo che non è mai stato chiuso (“…non ci è mai arrivata la richiesta dalla sua banca...”. “E menomale che siete le Poste”, penso. Viva le e-mail e le firme digitali…). Comunque, devo recarmi di persona all’ufficio postale dove otto anni fa avevo aperto il conto e chiuderlo (pagando circa 70 euro oltre allo scoperto, che per fortuna coprirà la mia banca). Inutile parlarvi della maleducazione dell’impiegata, che evidentemente pensava già alla pausa pranzo, vista la voglia di lavorare. Dulcis in fundo, mi dicono che per chiudere il conto devo restituire carta Postamat, carta di credito e libretto degli assegni residui. Anzi, avrei dovuto, visto che al telefono (tre telefonate in due settimane, per la cronaca) nessuno mi ha detto niente. Risposta: “Eh, ma è lei che lo deve sapere…”. Incredibile. Comunque, con uno sforzo immane, decidono di venirmi incontro. Per il libretto degli assegni posso sottoscrivere una dichiarazione di smarrimento lì per lì. Però per le carte non si può fare, devo riportargliele o fare denuncia ai carabinieri… Faccio presente che è passato un anno e che le carte le ho a casa e chiedo se non bastasse telefonare per bloccarle… C’è bisogno che vi dica la risposta? Morale: siamo nel 2009, in una città come Milano, e alle Poste non sanno neanche cos’è una e-mail, una firma elettronica (figurarsi) e neanche il pagamento con bancomat, visto che i soldi per chiudere il conto li accettano solo in contanti. Inoltre, se vuoi accedere al conto via internet, devi registrarti… per poi farti arrivare a casa un telegramma con il PIN che va presentato (anche lui di persona) all’ufficio postale, dove provvederanno a darti un altro PIN definitivo. Viva l’Italia.

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Conoscere il prezzo ma non il valore.

apple_iphone_package45 Premetto di essere un affezionato lettore di Wired, bibbia delle riviste tecnologiche universalmente riconosciuta. Purtroppo mi è capitato di imbattermi in un articolo di tal Claudio Gervasoni datato 26 giugno 2009 che non mi è tanto piaciuto. Nel suddetto articolo c’è un’analisi, del tutto personale, dell’allora nuovissimo iPhone 3Gs. Potete andare a leggervelo seguendo il link, io ve lo riassumo in breve. In pratica si parla del dispositivo di casa Apple come di qualcosa che ha un “approccio difficile”, promette editing video ma alla fine “si può solo tagliare un video alla lunghezza desiderata con il fine ultimo di riversarlo in rete”, per scaricare qualsiasi applicazione dall’App store , dopo aver speso 599 euro per il “gadget”, c’è bisogno di un account iTunes e ha la fotocamera da 3 Megapixel che “non è di certo al top della gamma”. Ora, non è che mi dia fastidio che si parli male di Apple (siamo utenti, non azionisti), piuttosto mi da fastidio che chi scrive pare non abbia ben chiaro quello di cui sta parlando. Più che un’attenta e approfondita analisi sul prodotto sembra più un tentativo di screditarlo, senza conoscere a fondo le caratteristiche del prodotto stesso e i motivi per cui viene acquistato. Innanzitutto l’”approccio difficile” a cui si fa riferimento ha, tra le motivazioni, il fatto che “per inserire e togliere la SIM ci vuole la  speciale graffetta che estrae lo slot. E la devi trovare.” Per la cronaca, è in ogni confezione di ogni iPhone. Inoltre si adduce al fatto che “lo slot della discordia è quasi un corpo estraneo rispetto all’apparecchio. Lo sfili, ci metti la SIM, lo re-infili. Una soluzione poco elegante”. Perchè, per il telefono che hai tu basta lasciare la SIM sul tavolo e lui se la prende da solo? Ma andiamo avanti. La fotocamera è solo da 3 Megapixel. Tanto per essere chiari, se voglio una foto fatta bene uso una reflex, non di certo un telefono. Editing video di basso profilo. Ripeto: è un telefono (che poi solo telefono non è). Comunque, dulcis in fundo, scrive che “una volta settato, l’iPhone 3Gs è davvero più veloce: nel caricamento delle pagine web, nel passaggio tra le applicazioni, nello sfogliare foto e cover di playlist…”. Però poi chiede: “e se volessimo solo un telefono senza sposarci con la mela morsicata?”. Beh, comprati un Motorola.

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#140 Character Conference di Jeff Pulver.

twitter Ho avuto il piacere di essere invitato alla #140 Character Conference che si terrà a Londra il 17 novembre 2009 presso la O2 Indigo Arena. Lo scopo della conferenza (tenuta da Jeff Pulver, esperto di nuove tecnologie di telecomunicazione) è quello di mostrare come Twitter sia “non solo una piattaforma ma un linguaggio, la #140 Conference non è un evento riguardante il microblogging o un posto in cui la gente condivide ‘trucchi e tecniche’ relative a Twitter, ma piuttosto il luogo in cui esplorare gli effetti dell’emergente Internet in tempo reale, quella cosa che Jeff chiama ‘The State of Now’.” -parole copiate pari pari dalla mail di presentazione-. Non so se riuscirò ad esserci, spero di si, comunque a giudicare dalle recensioni delle scorse conferenze tenute a New York, Los Angeles e Tel Aviv si tratterà sicuramente di qualcosa di molto interessante. Se qualcuno di voi c’è già stato sarei felice di ricevere impressioni e pensieri vari sull’argomento.

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