FraMorleo’s Blog

New Technology Oriented Weblog

Sindrome cinese.

Ho appreso da poche ore la notizia che il ministro Maroni ha intenzione di proporre nuove norme su internet. Ovviamente questa sua idea viene dal fatto della settimana (leggi: statuetta del Duomo tirata in faccia al presidente del consiglio durante un corteo). Per motivi che ancora non riesco a comprendere il ministro vede un filo logico tra uno squilibrato che agisce da solo e che soffre di problemi mentali e la rete, indicata  come istigatrice alla violenza. Ha pensato bene quindi di rendere più difficoltosa la navigazione verso quei siti che istigano alla violenza o fanno apologia di reato (giusto) con tutta una serie di filtri automatici (sbagliato) non meglio precisati, ma che hanno tutta l’aria di assomigliare a quelli usati dalle aziende di cui avevo già parlato. Il problema di questi filtri è che rilevano determinate parole e, in caso, bloccano l’accesso all’intero sito, senza ovviamente tenere conto del contesto in cui sono state usate. Per intenderci, basterebbe una sola di queste parole (decise dal governo) su Facebook per provocare il blocco totale del network. Va da sè che un provvedimento del genere, se messo in atto, rischierebbe di farci assomigliare a Paesi come la Cina, ad esempio, dove internet è costantemente monitorata e la libertà di espressione è ormai un lontano ricordo. Tutto per proteggere poche persone (ri-giusto), senza tenere conto dell’esempio degli Stati Uniti (ri-sbagliato), dove il presidente Obama viene costantemente minacciato su migliaia di siti web e dove comunque non è mai successo niente. Non posso che essere d’accordo con Dario Franceschini che in un messaggio su Twitter (ecco cosa significa non aver paura della rete) dice: “Giù le mani dal web. Vanno perseguiti i reati, non limitata la libertà”. E io continuerò a scrivere di tecnologia. Almeno finche i filtri del Grande Fratello di destra non rileveranno questo post.

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Ricordi in analogico.

Anche qui da noi stanno cominciando, piano piano, a prendere piede gli e-book reader, piccoli dispositivi elettronici che permettono l’archiviazione e la lettura di libri in formato digitale. Comodissimi, visto che in un oggetto spesso pochi millimetri e del peso di circa 150 grammi è possibile archiviare senza problemi una piccola biblioteca con centinaia di volumi. I prezzi, per la cronaca, non sono ancora popolari, dato che un modello base costa almeno intorno ai 200 euro ma, come è ovvio che sia, con l’aumento della loro diffusione diminuirà anche il loro costo. Il problema però non è tanto il prezzo (importante anche lui), quanto il fatto che, come osservato da diversi clienti del negozio dove lavoro, chi ama leggere preferisce sfogliare, sentire il fruscìo delle pagine, l’odore di un libro nuovo appena aperto e la consistenza delle pagine al tatto. Tanto per spostarsi un pò su di un altro binario, chiacchieravo con un amico fotografo sulla questione del digitale in fotografia. Ora lui sta attraversando la sua “fase analogica”, con conseguente abbandono di schede di memoria a favore di rullini e sviluppo in bianco e nero in camera oscura domestica (ricordo anch’io con nostalgia parte della mia infanzia passata con mio padre nella sua piccola camera oscura di casa, dove incantato dalla minuziosa cura nella procedura di sviluppo, finivo per amare quel meraviglioso modo di “far da sè”, in un tempo dove l’unica alternativa era portare il rullino dal fotografo. Altro che megapixel e Photoshop). E anche se i binari sono diversi e paralleli, la morale della favola è la stessa. Migliaia di libri e di foto in pochi grammi, la tecnologia aiuta eccome. Studenti che abbandonano pesanti zaini per una cosa grande quanto una calcolatrice e fotografi, professionisti o amatoriali, con migliaia di scatti perfetti o comunque molto più malleabili di una volta, in un quadratino di 2 centimetri di lunghezza. Ma la ruvidezza di una pagina, la bellezza di una copertina, o l’odore degli acidi e quella lampadina rossa tra pinze e vaschette, accompagnano ricordi. Impossibili da masterizzare…

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Il mondo dei software nascosti.

Parlando con i clienti in negozio mi rendo conto ogni giorno di più di quanto la gente sia male informata riguardo al parco software a disposizione per ogni tipo di piattaforma, sia essa Linux, Windows o Mac OS. In particolar modo molti mi domandano se nel tal computer è già presente Office o se devono acquistarlo a parte, se c’è “il Norton” già installato e dubbi vari di designer e ingegneri riguardo al passaggio a Mac vista la mancanza di una versione di AutoCad compatibile con i computer Apple. Su quest’ultimo argomento ci terrei a precisare una cosa: è vero, Autodesk si ostina (inspiegabilmente e paradossalmente) a non produrre una versione di Cad nativa per Mac OS, rendendo di fatto necessaria l’installazione tramite Boot Camp, Parallels o VMWare Fusion di una copia di Windows. Proprio da questo problema partirò per spiegare meglio il titolo del post: non esiste solo AutoCad. Come non esiste solo Office e neanche soltanto Norton. Ci sono invece moltissime alternative ai programmi più noti, magari meno pubblicizzati ma aventi le stesse funzioni e potenzialità. Riguardo alla modellazione 3D ecco quindi VectorWorks e ArchiCad, al posto di Office si può usare OpenOffice (per tutti i sistemi operativi e pure gratis), e per l’antivirus ci sono pure AVG, Avast! e Kaspersky. Ovviamente tutti sono liberissimi di scegliersi il software che vogliono, ma troppo spesso ho visto persone preferire un computer ad un altro (migliore) perchè spaventati dal dover “per forza” spendere quasi 200 euro per le licenze che nessun produttore di pc regala mai. Quindi spendo meno per il computer e con quello che rimane mi compro Office. Quando faccio notare che esistono (valide) alternative, molti non vogliono neanche provare ad usare qualcosa di diverso, perchè ormai Word lo conoscono e il Norton “è pesante però è il migliore”. Non inizierò una discussione su cosa è meglio e cosa è peggio, non è questo il tema. Ma se tutti provassimo ad aprire gli occhi senza aver timore del “mondo dei software nascosti” e meno conosciuti, senza dubbio staremmo, almeno dal punto di vista della produttività, molto ma molto meglio.

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Il venerdì nero di Apple.

Anche quest’anno sta per arrivare quello che in “gergo Apple” si chiama il Black Friday, il venerdì dedicato agli sconti sul sito Apple Store. Se avete intenzione di fare un regalo, o di acquistare qualcosa per voi, questo è il momento adatto. In caso, dateci un’occhiata.

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I dieci eventi internet più importanti del decennio.

L’Accademia Internazionale di Scienze e Arti digitali di New York ha assegnato i Webby Awards 2009, premi per i dieci eventi che più hanno cambiato la vita digitale nell’ultimo decennio. La lista completa è visualizzabile sul sito ufficiale, tuttavia tra i vincitori ovvi ci sono Facebook (nato come sito di connessione tra studenti di college e poi ampliato a livello mondiale), la chiusura di Napster (che di fatto ha sancito una rivoluzione in fatto di file sharing e musica digitale), Wikipedia (notissima enciclopedia libera e aggiornabile da tutti) e Google AdWords (che permette agli inserzionisti di individuare clienti mirati verso i prodotti da pubblicizzare). Come è logico, comunque, in una lista di soli dieci posti per forza di cose bisogna omettere qualcuno. Io ci avrei buttato dentro l’iPod, ad esempio, anche se poi leggo che all’ottavo posto è presente l’iPhone (che in effetti, include anche la funzione iPod), e l’uso a livello mondiale del blog come forma di comunicazione fruibile da tutti (anche se si imputa la nascita dei diari on line all’anno 1997, il “verbo” to blog -bloggare- è nato nel 1999). Sono, probabilmente, liste che lasciano il tempo che trovano. In ogni caso questo tipo di premi servirà (spero) per migliorare quello che c’è stato e tirar fuori dal cilindro quello che ancora non c’è, magari segnando altri cambiamenti epocali. Spero di aver ragione ad aspettarmi nuove meraviglie. Ma magari ne riparliamo nel 2019…

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Il gene della crescita.

Apple-Italia-Q3-2009Questo grafico rappresenta le vendite italiane di alcuni brand informatici nel primo trimestre di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2008. Come si può vedere crescono tutti (tranne HP e non meglio specificati “altri”, che invece perdono quote di mercato). Asus cresce del 70,6% e Toshiba del 44,1%, mentre Acer rimane al numero uno del mercato nel nostro Paese con una quota di mercato del 42,3%, seguita da HP con il 16,3%. Apple passa da un 2,5% ad un 3,6%, crescendo del 38,9%. E senza netbook.

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Insicurezze informatiche.

jailbreak Era solo questione di tempo. Dopo due anni dall’uscita del melafonino (si, sono passati solo due anni!), ecco apparire Ikee, il primo worm per iPhone. Tranquillizziamo subito tutti: è assolutamente innocuo (non fa altro che sostituire lo sfondo del dispositivo con una foto del cantante Rick Astley) e funziona solo sugli iPhone Jailbreaked. Ma l’argomento principale di questo post non è il discorso virus, bensì la sicurezza. Vengono “prodotti” circa duecentomila virus al giorno, con grande soddisfazione delle aziende che si occupano di internet security, e il livello di protezione dei pc ha raggiunto picchi di affidabilità tali che ormai molti virus informatici devono “chiedere” al malcapitato utente di essere installati, altrimenti sarebbe impossibile infrangere le barriere dei vari Norton, McAfee, Kaspersky e compagnia bella. E’ ovvio che questo non vale per la totalità dei codici malware in circolo sulla rete, ma il punto è: perchè complicarci la vita? Mi spiego meglio. A parte il fatto di ostinarsi ad usare Windows (e qui cito nuovamente in questo blog l’ottimo Lucio Bragagnolo di Ping! che dice: “La sicurezza non è più questione di sistemi, di software, di meccanismi. E’ questione di cervello, di intelligenza, di attenzione e di ricchezza. Non quella dei soldi. Quella del pensiero. I comportamenti ‘cheap’, da straccioni, non hanno a che vedere con il risparmio di denaro, ma con il vuoto mentale. E mettono a rischio più di ogni firewall malconfigurato. Fermo restando che, parlando di sicurezza, chiunque scelga consapevolmente di avviare Windows ha per lo meno idee confuse. Tra un tuffo in acque pulite e uno in acque inquinate io sceglierei il primo, anche se certamente potrei buttarmi in acqua sporca cosparso lungo tutto il corpo di sostanze protettive.”). Perchè si sente la necessità di sbloccare un iPhone? Certo, si potrebbe rispondere tranquillamente che è un dispositivo che offre poco spazio alla personalizzazione e molte delle applicazioni risentono dei limiti imposti da Apple. Ma oltre al discorso che di applicazioni ce ne sono più di centomila, ergo per tutti i gusti, io mi compro una cosa perchè mi va bene così com’è, non per come (forse) sarà dopo che ci avrò smanettato su. Se non mi piace non la compro. Stop. Almeno poi non potrò lamentarmi se, per avere le icone come piacciono a me, mi becco un virus. Che ci posso fare, mi piace l’acqua pulita.

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